Una pacificazione troppo facile

Apprendo che quest’oggi a Grosseto, la città dove sono cresciuto e dove ho appreso i rudimenti della nostra cultura democratica e antifascista, il Consiglio comunale ha deliberato l’intitolazione di una strada a Giorgio Almirante. Non ho intenzione di commentare o chiamare in causa chicchessia. A lungo e in tanti abbiamo discusso su questo tipo di azioni. E tra i tanti commenti, ho sempre cercato di mettermi tra quelli che consigliavano alle istituzioni, con garbo e con la sola forza dei principi costituzionali, di non usare la “politica della toponomastica” per vendere una pacificazione nazionale finta, che fa solo il gioco di mistificatori, qualunquisti e violenti.

La decisione ora è presa e non è più il caso di commentare. Qui voglio solo attirare l’attenzione, al di fuori della cerchia dei miei pochi lettori grossetani,  su quello che sta succedendo in certe aree del nostro paese. In nome della pacificazione si propongono promozioni cerchiobottiste di vari personaggi del XX secolo. A Grosseto, per esempio, anche Enrico Berlinguer, il leader comunista che denunciò la “fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’Ottobre” e che lanciò l’Eurocomunismo,   ha vinto oggi la sua targhetta stradale. Questo viene proposto da un lato per tenere ancorato il consenso di poche centinaia di fanatici fascisti e negazionisti. Dall’altro, si prosegue in un’opera anestetizzante con la quale alcuni sciagurati dirigenti politici pensano di mobilitare una società sempre più liquida. Magari giusto per il tempo di garantirsi la propria rielezione. Al grido di “basta con le divisioni del passato” si demoliscono sistematicamente i valori costituzionali. Quei valori che tutelano la libertà di tutti. Persino quelli che difendono il regime totalitario scalzato, appunto, dalla lotta antifascista e dall’avvento della repubblica.

L’operazione fatta a Grosseto è ancora più bieca, per tre ragioni.

In primo luogo, con la improbabile diade Almirante-Berlinguer si vuole infatti mettere nel frullatore non solo  fascismo e comunismo come “ideologie” ma anche le due leadership di opposizione più significative dell’Italia repubblicana: quella di un partito che non abiurando mai la propria connessione con la Repubblica sociale non avrebbe mai ottenuto una piena cittadinanza politica, come mostra l’arcinoto episodio della nascita del Governo Tambroni nel 1960, e dall’altra parte quella del partito che più di ogni altro aveva contribuito alla lotta partigiana, per poi confermare negli anni, appunto sotto Berlinguer,  la propria fedeltà alla repubblica e alla democrazia, come per esempio durante gli anni di piombo.

In secondo luogo, Almirante è sempre stato un nome divisivo a Grosseto, città che il leader missino evitava sistematicamente nei suoi tour elettorali. Per il famoso “manifesto” che mostro in questo post, su cui tanto si è discusso anche in passato. Le interpretazioni devono essere rigorose e io non amo le semplificazioni, per cui taccio sulla gravità della scelta del nome. Ma è un fatto che pretendere di “vendere” Almirante come testimonial di pacificazione nazionale a Grosseto non è che uno spregevole pretesto.

Terzo, la mozione vergognosa di oggi è stata votata in antitesi ad una mozione di un consigliere di Casa Pound oggi isolato dalla maggioranza (ma eletto in una delle liste di appoggio al Sindaco) che voleva in sostanza il solo riconoscimento del merito storico di Almirante. Non ho sufficienti elementi per valutare se si tratta di un conflitto interno al fronte dei revisionisti della storia, o di una miserabile burletta. In ogni caso, la responsabilità di chi oggi ha vinto rimane intonsa, perché nella migliore delle ipotesi dovranno spiegare ai loro elettori perché mai trascinano personaggi di tale fatta dentro la casa della democrazia.

È una pessima giornata per Grosseto e per la democrazia italiana. Non mi resta che sperare che la vergogna che ricade oggi sulla mia città di origine apra gli occhi a tutti coloro tentati da questo tipo di soluzioni per monetizzare un consenso instabile ed effimero come quello dato al revisionismo ed all’irresponsabilità.

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